San Vittore, agenti a processo

Milano (Corriere della Sera - Luigi Ferrarella), 24 novembre 2020

In otto contro un detenuto: un video inguaia gli agenti 

Tre persone che lo tengono fermo e una quarta che prende la rincorsa per tirargli un pugno e poi colpirlo altre quattro volte: è una scena che non sorprenderebbe in una rissa per strada, invece è l'oggetto di un processo iniziato ieri (23 novembre 2020, ndr) a Milano su un fatto avvenuto in carcere.
Perché la persona colpita (per fortuna senza che si sia fatta molto male) è un detenuto, mentre gli imputati sono 8 agenti di Polizia penitenziaria ora a giudizio per "lesioni personali".
L'episodio non è finora mai stato conosciuto dai mezzi di informazione, benché risalga al 6 giugno 2019, ma non per effetto di manovre insabbiatrici: anzi, al contrario, dagli atti del dibattimento iniziato ieri davanti alla II Sezione del tribunale, risulta che è stata proprio la direzione del carcere a segnalare l'accaduto all'autorità giudiziaria.
Se i penitenziari italiani alle prese con l'endemico sovraffollamento dei detenuti nelle celle non esplodono è solo perché, e non lo si riconoscerà mai abbastanza, a fare da custodi ma anche da assistenti di fatto, ammortizzatori delle tensioni, e perfino psicologi quotidiani, sono gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria.
Tanto più in un carcere di vecchia costruzione come San Vittore, che quindi moltiplica le difficoltà di gestione, e ancor più in periodo di emergenza 'Covid-19' (di cui San Vittore è uno degli hub regionali), che impone di fare miracoli per assicurare percorsi e aree e trattamenti differenziati per detenuti e agenti che siano positivi, o in quarantena, o in attesa di tampone.
Ad aggravare il tutto, sempre più negli ultimi anni, è l'elevata incidenza nella popolazione carceraria, non soltanto della tossico-dipendenza ma anche del disagio psichico, due fenomeni che complicano moltissimo la quotidianità della vita in carcere affidata, nel suo delicato equilibrio interno, proprio alla professionalità e sensibilità degli agenti di custodia.
Ciò non toglie, però, che non possa essere una modalità di gestione di detenuti difficili quella che il capo d'imputazione del pm Paolo Filippini ora descrive sulla base dei filmati di video-sorveglianza interni alle ore 13 del 6 giugno 2019. Dopo una discussione con un giovane detenuto della Guinea Bissau, che sembra reagire verbalmente ma non appare mai fisicamente aggressivo, questi "veniva trattenuto con forza da tre agenti che bloccavano i suoi movimenti", mentre un assistente capo "calzati i guanti, gli sferrava plurimi pugni al volto", un altro agente "lo colpiva con un pugno al volto" e altri tre agenti, in aggiunta ai tre che lo tenevano fermo "lo spingevano a terra dove veniva percosso, immobilizzato, sollevato da terra e trasportato per gli arti all'interno della struttura".
Visitato alle ore 13.13 il detenuto in passato a volte turbolento fino all'incendio della cella alle ore 15.36 accusava un collasso in cella e veniva visitato di nuovo alle ore 19.02 per poi essere portato per scrupolo in ambulanza all'ospedale Niguarda.
Per fortuna i pugni erano stati in qualche modo o parati, o mezzi schivati, come si ricava dalla diagnosi di "trauma facciale" con tre giorni di prognosi nell'ex centro clinico del carcere.
Gli 8 agenti sono ora imputati di "lesioni personali" con due aggravanti: "aver agito in più di 5 e nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, e aver approfittato di circostanze di tempo e luogo (in carcere, ai danni di un detenuto), tali da ostacolare la pubblica o provata difesa".
Il processo finirà in primavera 2021, mentre una tappa intermedia a fine anno si è resa ieri necessaria perché il detenuto, nel frattempo contagiato dal 'Covid-19', non ha perciò potuto firmare la procura speciale al proprio avvocato per la richiesta di costituirsi parte civile.


 

Aggiornato il: 24/11/2020