Milano, detenuti come attori

Torino (Stampa - Adriana Marmiroli), 24 novembre 2020

Il teatro dietro le sbarre di Opera e San Vittore
 
Dalle carceri arriva un segnale di resistenza e speranza per tutto il settore: prima o poi la pandemia finirà, e il sipario tornerà a sollevarsi ancora.
Il modello di riferimento per tutti è Armando Punzo e la sua 'Compagnia della Fortezza', attiva a Volterra dai primi Anni 1980 hanno dimostrato che, anche dietro le sbarre, tra i detenuti, fare teatro si può ed è attività che molto giova al reinserimento.
Da allora sono stati molti gli Istituti di pena che hanno favorito questa attività, a Milano tutti i principali: San Vittore, Opera e Bollate.
Se Bollate, dove operava la compagnia Estia, al momento è fermo, e il teatro è ora sala cinematografica, a Opera e San Vittore lavorano rispettivamente Opera Liquida e Cetec/Dentro-Fuori San Vittore: maschile la prima, di sole donne la seconda; ne sono l'anima e il motore, con passione e dedizione, Ivana Trettel e Donatella Massimilla, registe, capocomiche, drammaturghe e docenti.
In un mondo governato dalle regole della reclusione, quel 'Covid-19' che ha spento le luci di tutti i teatri è esploso con effetti doppiamente devastanti: ha colpito i detenuti e il personale di sorveglianza, imposto un più rigido isolamento con l'esterno e costretto alla sospensione delle attività laboratoriali.
Poi, è arrivata l'estate: un quasi ritorno alla normalità, infatti Cetec ha portato in scena "Le voci di dentro", spettacolo in parte dal vivo (un'interprete sola in scena, accompagnata da un fisarmonicista) e in parte in video (rappresentato in un cortile di via Paolo Sarpi).
"Tutto si è fatto più difficile, ma non ci arrendiamo", dice Donatella Massimilla; il teatro a San Vittore lo fa da 30 anni, ci aveva provato perfino Strehler: "Le tempeste" del maestro è un'opera che ha fatto il giro del mondo; oggi lavora con una compagnia di sole donne, verso cui la muove un'urgenza fortissima.
"È un mondo ancora più sofferente - spiega la Massimilla - la loro solitudine e fragilità è enorme; gli uomini, fuori, hanno famiglie che li aspettano, le donne, invece, in genere, non hanno nessuno, e allora il teatro è ancora più importante: fanno gruppo, rompono l'isolamento, parlano di sé".
A febbraio 2020 - prima del lockdown - una delle sue attrici (nonché co-autrice di "Le voci di dentro"), Elena Pilan era stata trasferita: "È interprete prolifica e autoriale, non potevo non seguirla a Bollate, e ce l'ho fatta"; oggi Elena gode del regime di semi-libertà: in questi giorni di Lombardia in 'zona rossa' esce e lavora presso la sede del Cetec: e anche questa è una vittoria, perché in carcere i laboratori sono nuovamente sospesi.
"Online, però, andiamo avanti - conclude Massimilla - una speranza ci unisce: tornare, a primavera, in quel cortile, tutte".
'Noi guerra! Le meraviglie del nulla', invece, lo spettacolo preparato da Opera Liquida, è andato in scena solo in streaming: anche Ivana Trettel, che ne firma la regia, in carcere lavora da anni, dal 2008; nel 2009 nasce Opera Liquida e dal 2014 il Festival 'Prova a sollevarti dal suolo', attività supportate dalla fondazione bancaria Acri all'interno del progetto 'Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso cultura e bellezza'.
"Con il lockdown il tempo si è fermato - racconta la Trettel - sono stati mesi inconsistenti e polverizzati, viviamo una situazione paradossale: la reclusione si è diffusa a tutto il mondo, siamo tutti carcerati"; con i suoi interpreti - detenuti ed ex detenuti - l'inverno 2019 stava lavorando a 'Noi Guerra!' (evento pittorico-spettacolare legato alle particolarissime opere dell'artista Giovanni Anceschi), con la pandemia abbiamo dovuto rivedere tutto: era uno spettacolo di contatti, abbiamo cercato di ricostruirlo a partire da nuove regole, cambiato il codice il messaggio non è cambiato".
Così il 13 novembre 2020 con grande emozione ha debuttato davanti a una platea vuota ma "C'è stato chi si è collegato dal Sudamerica, chi dall'Alabama, abbiamo superato 2.200 visualizzazioni; prendiamo atto: vogliamo tornare davanti al pubblico, ma la modalità online resterà, è un'opportunità troppo grande".
Insomma, anche grazie alla caparbietà di queste donne che non si sono arrese, dalle carceri arriva un segnale di resistenza e di speranza: prima o poi la pandemia finirà, allenterà la sua morsa e, anche per quella particolarissima categoria di attori che sono i detenuti, il sipario tornerà a sollevarsi ancora: loro sono pronti.

Aggiornato il: 24/11/2020