Il carcere di Bollate diventa fabbrica

Milano (Giorno - Roberta Rampini), 24 novembre 2020

La svolta delle mascherine

Sdoganati macchinari e un milione di chili di tessuto: detenuti al lavoro; le prime due macchine acquistate in Cina sono già state installate nell'area industriale del carcere di Bollate ad aprile, insieme al tessuto, sono state donate dalla struttura del commissario straordinario per l'emergenza Covid all'Amministrazione penitenziaria.
Ogni macchina produce mascherine 24 ore su 24 e occupa dieci detenuti per turno, fanno parte del progetto "#Ricuciamo", realizzato in partnership con il ministero della Giustizia, che prevede la produzione di mascherine protettive nel carcere di Bollate, Rebibbia a Roma e in quello di Salerno; gli altri quattro macchinari destinati al laboratorio interno al carcere erano da fermi alla dogana da mesi.
Ieri la buona notizia: i funzionari dell'Agenzia delle dogane, in servizio negli Uffici di Milano 2 e Milano 3 hanno provveduto allo sdoganamento rapido dei macchinari e la produzione delle mascherine potrà entrare a pieno regime, tutti i macchinari, infatti, verranno utilizzati per la lavorazione del tessuto-non tessuto in polimeri sintetici che da agosto arriva in treno da Xìan, attraverso l'antica Via della seta e la Polonia, alla sezione operativa territoriale di Melzo.
Il tessuto-non tessuto sdoganato, a oggi, ammonta a quasi 1.000.000 chili e fa parte della commessa sottoscritta negli scorsi mesi dal commissario straordinario per garantire la produzione nazionale delle mascherine.
I detenuti impiegati nel laboratorio, sotto il coordinamento di supervisori esterni, producono mascherine di tipo chirurgico destinate al personale e agli ospiti degli Istituti penitenziari dislocati nel territorio nazionale.
Nei prossimi giorni è previsto l'arrivo del nono e penultimo treno, costituito da 42 vagoni e con un carico di circa 200.000 chili di tessuto-non tessuto, l'Agenzia delle dogane garantirà il via libera rapido della merce con la procedura dello svincolo diretto per consentire al commissario straordinario di averne la disponibilità in tempi brevissimi, una volta riscontrata la regolarità del carico e del trasporto.
Nell'area dell'ex falegnameria del carcere, oltre ai detenuti addetti al funzionamento delle macchine, ci sono quelli che si occupano della ricezione e della preparazione del tessuto, due addetti all'impacchettamento e alla sanificazione delle mascherine, per un totale di 80 detenuti impiegati nei quattro turni di lavoro per le due macchine installate in ogni struttura produttiva.
 

Aggiornato il: 24/11/2020