I Garanti chiedono più scarcerazioni

Milano (Avvenire - Giulio Isola), 18 novembre 2020

"Ridurre i detenuti in cella"

Sovraffollamento, aumento dei casi di contagio e gestione dei soggetti più fragili sono alla base della richiesta dei Garanti regionali dei detenuti.
"Accelerare sulle misure alternative", non c'è isolamento che tenga, nemmeno quello più severo previsto dal regime 41 bis per i reati di associazione mafiosa: cresce ovunque il contagio nelle carceri italiane, anzi la diffusione del 'Covid-19' proprio nel 41 bis "ha superato di gran lunga i casi registrati nella primavera scorsa".
Lo affermano i Garanti regionali dei detenuti, che hanno scritto al parlamento alla vigilia della conversione in legge del decreto legge 'Ristori' (il quale già prevede di porre ai domiciliari 2.202 reclusi) per chiedere di diradare ulteriormente le presenze in cella, così da "poter giungere a una significativa riduzione del numero dei detenuti negli Istituti di pena, a partire da quello già indicato dal Garante nazionale, applicando in modo estensivo e razionale le stesse previsioni dal decreto senza sacrificio della sicurezza sociale, nell'auspicio che le stesse possano andare a beneficio anche dei soggetti più deboli (psichicamente fragili, tossico-dipendenti, alcol-dipendenti e senza fissa dimora)".
Tradotto: le carceri italiane, notoriamente sovraffollate, stanno diventando pericolosi focolai di contagio e per spegnerli è necessario praticare anche lì il distanziamento nell'unico modo possibile: applicando cioè misure di detenzione alternative. Anche perché ormai l'avanzata del virus fa strage pure negli operatori penitenziari: lunedì 16 novembre erano 936 i casi accertati di positività tra gli agenti e 758 tra i detenuti, distribuiti in 76 penitenziari, contro rispettivamente 885 e 638 solo venerdì 13 novembre.
"Un balzo in avanti" di cui è preoccupato anche Gennarino De Fazio, segretario della Uil, che per la Polizia penitenziaria vorrebbe più "deflazionamento, supporto adeguato e potenziamento incisivo dei servizi sanitari in carcere": "Chiediamo - continua De Fazio - alla comunità scientifica e a chi di competenza di calcolare l'indice di contagio (Rt) in carcere e nuove misure da parte del governo: indugiare ancora potrebbe essere funesto".
Occorre aumentare i numeri in uscita. Come? "Riteniamo pienamente condivisibile e dunque auspichiamo - scrivono i Garanti regionali - che possa essere accolta la proposta di prevedere una liberazione anticipata speciale e la sospensione dell'emissione dell'ordine di esecuzione delle pene detentive fino al 31 dicembre 2021"; inoltre, per assicurare tempestività ai provvedimenti, bisogna facilitare le pratiche dei magistrati di Sorveglianza che decidono i domiciliari e potenziarne gli uffici, che "peraltro sono significativamente in sofferenza".
L'emergenza Coronavirus in cella è stata rimarcata anche dal presidente dell'associazione Antigone Sicilia, Pino Apprendi, che ha appena visitato le carceri palermitane dell'Ucciardone e Pagliarelli: "Il 'Covid-19' in carcere c'è, ed è un fatto che deve preoccupare tutti, perché si tratta di un luogo vissuto oltre che dai detenuti anche da tante persone che ci lavorano: appartenenti alla Polizia penitenziaria, assistenti sociali, educatori, psicologi, infermieri, medici, impiegati amministrativi e volontari: quasi lo stesso numero dei ristretti; il pericolo è alto: nella prima fase eravamo un poco più tranquilli, ma ora il virus è entrato prepotentemente in prigione".
Persino dove vige il 41 bis: per esempio nel carcere di Tolmezzo su tre positivi, due sarebbero detenuti sottoposti a regime di isolamento e anche trai 15 positivi di Opera ci sarebbero reclusi al 41 bis.
"Il virus è ovunque - assicura il sindacalista De Fazio - e arriva anche nei reparti ad alto isolamento dove comunque i detenuti hanno diritto a un minimo di socialità e poi hanno contatti con gli agenti, con lo 'spesino' e con chi gli porta il vitto".

Aggiornato il: 18/11/2020